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	<title>YYELLOW MAGAZINE</title>
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		<title>Sturmtruppi – Intervista a Giovanni Truppi, cantautore di &#8220;Il mondo è come te lo metti in testa&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 12:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>YYELLOW</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>di Giuseppe Schiavone e Riccardo C. Mauri</em></p>
<p>È successa una cosa.</p>
<p>Ci è arrivata una mail dove ci chiedevano di fare un&#8217;intervista a Giovanni Truppi. Ora, la prima cosa che abbiamo pensato è che si fossero sbagliati. La seconda che &#8230;</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Giuseppe Schiavone e Riccardo C. Mauri</em></p>
<p>È successa una cosa.</p>
<p>Ci è arrivata una mail dove ci chiedevano di fare un&#8217;intervista a Giovanni Truppi. Ora, la prima cosa che abbiamo pensato è che si fossero sbagliati. La seconda che Giovanni Truppi fosse un neomelodico napoletano.</p>
<p>Invece niente del genere. Nessuna delle due cose era vera. Giovanni Truppi è il bel bogione pelato, smilzo e autore di &#8220;Il mondo è come te lo metti in testa&#8221; (credo un riferimento non troppo velato alla sua calvizie, appunto) che vedete qui sotto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3893" alt="TruppiFoto" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/06/TruppiFoto.jpg" width="580" /></p>
<p>Il disco è uscito in anteprima su XL di Repubblica e ne sono già usciti due video. Tutti e due con la regia di Francesco Lettieri. Nel primo, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=VPjvLM11yqI" target="_blank">Nessuno</a> (una specie di filastrocca à la Rino Gaetano), c&#8217;è Truppi con degli occhiali trasparenti da carpentiere che sta seduto mentre un altro sfascia quella che sembra casa della sorella di sua nonna. Il secondo ve lo spieghiamo sotto ed è altrettanto forte.</p>
<p>Se dovessimo spiegare che musica fa Giovanni Truppi usando le coordinate che conosciamo lo faremmo così: È Low-fi. Tipo Bugo, ma senza il trucco sciocco che ci è o ci fa. Tipo Vasco Brondi, ma col quale potrei essere amico. Tipo I Cani, ma che non odia (leggi: che non è ossessionato dalla possibilità di distinguersene—probabilmente perché non lo conosce) Il Deboscio. Tipo Brunori SAS ma che non piace alle tipe col trilocale col parquet spazzolato in porta Venezia. Tipo Colapesce e Mannarino. Questi lo dice Youtube e deve essere perciò vero. E poi ogni tanto è tipo me che metto le parole che so che danno fastidio a mia mamma tipo ricchione e merda.</p>
<p><iframe width="580" height="326" src="http://www.youtube.com/embed/uQUeTb_LNN8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Questo è il video del suo ultimo singolo, La Domenica, che ha uno script che è veramente bello (alla scrittura del quale non a caso ha partecipato Peppe Fiore, che è un amico). C&#8217;è la gente la domenica, che se avete mai vissuto una domenica (e crediamo che uno al massimo possa metterci 7 giorni per avere vissuto una domenica) è una delle cose più commoventi e strazianti da ritrarre (vedi anche <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3mwUObS-KTY" target="_blank">883– Weekend</a>).</p>
<p>Abbiamo deciso di fargli un&#8217;intervista bella come il video. Che è quella che segue.</p>
<p><strong>YY: Ciao Giovanni. Primo di tutto volevamo scusarci preventivamente per non essere Dondoni. Scusa.</strong></p>
<p>GT: <em>Ciao, ti scuso. (Anche perché fino a 30 secondi fa non sapevo chi fosse Dondoni&#8230;)</em></p>
<p><strong>YY: La prima domanda è sulla distanza da quello che si fa: in fondo qualsiasi intenzione è ridicola e le cose fatte per sbaglio sono fatte male. Come ci si muove (leggi come ti ci muovi tu, che comunque usi una buona dose di ironia) tra l&#8217;autoironia e l&#8217;impegno che bisogna per forza mettere dentro una cosa conclusa (tipo le canzoni e il disco in questo caso).</strong></p>
<p>GT: <em>Per me ironia (autoironia) e impegno sono complementari. Nel senso che l&#8217;ironia è lo strumento che mi permette di guardare me stesso (il mio impegno, le cose nelle quali ce lo metto) con la dose di distacco che considero necessaria a una reale comprensione. Non sono d&#8217;accordo col fatto che ogni intenzione sia ridicola: se arriviamo a questo vivere rischia di diventare noioso, ammenoché uno non faccia esclusivamente vita contemplativa. Per quanto mi riguarda intenzione e impegno sono necessari alla sopravvivenza, e l&#8217;ironia è mi permette di non renderli ridicoli.</em></p>
<p><strong>YY: La seconda domanda è sull&#8217;opera d&#8217;arte totale. Le canzoni tue, pure belle, sono sicuramente più belle con i video. Lo fai apposta di farle più belle assieme oppure prima fai le canzoni e poi, se hai voglia tempo o soldi giri i clip?</strong></p>
<p>GT: <em>Il fatto che pensi che le mie canzoni siano più belle con i video mi maldispone per il resto di questa intervista, sappilo. Comunque: come tutti, faccio prima le canzoni. Tralaltro io le canzoni faccio: i video li fa Lettieri!</em><br />
<em> Il tempo e la voglia ce li mette lui, i soldi io. Solitamente decidiamo di comune accordo il brano sul quale fare il rispettivo investimento.</em></p>
<p><strong>YY: La terza domanda è sui soldi. È giusto che uno che fa la musica adesso guadagna solo rifacendola dal vivo? La scelta di registrare tutto in presa diretta senza sovraincidere è una scelta artistica? Ce la spieghi? Perché tipo mio padre nel &#8217;76 si faceva un culo così per rimbalzare le tracce su un 4 piste a cassetta e che voi registriate in presa diretta adesso sembra un po&#8217; come quelli che si mangiano la frutta marcia del NaturaSì perché non è OGM.</strong></p>
<p>GT: <em>Non lo so se è giusto il fatto dei soldi, non mi interessa molto: semplicemente è così e preferisco spendere energie nel cercare di fronteggiare la cosa. Alla fine era così anche fino a cento anni fa!</em></p>
<p><em>E comunque non si guadagna solo con la musica dal vivo: se riesci a fare questo lavoro a certi livelli e con un minimo di riconoscimento ci sono anche altri modi per guadagnare. Senza contare che un po&#8217; di dischi si vendono ancora, che io sappia&#8230; li vendo addirittura io.</em></p>
<p><em>Rispetto alla presa diretta: è una scelta artistica. Il risultato della presa diretta è che la registrazione risulta più fedele a quella che è la dimensione live dei musicisti. Questo è il motivo per cui Marco Buccelli (batterista e produttore del disco) ed io abbiamo preso questa strada. Ma è una scelta che ha riguardato questo disco, non è una fede.</em></p>
<p><em>Ed è una opzione in uso da sempre: dovresti effettivamente chiedere a tuo padre se rimbalzava le tracce sul 4 piste perché gli faceva piacere sovraincidere o perché non aveva abbastanza tracce per registrare tutto in presa diretta!</em></p>
<p><strong>YY: La quarta è quella più invadente. Hai un gatto? E sei amico di Peppe Fiore? Siete entrambi napoletani intellettuali trapiantati a Roma, credo. Vi siete conosciuti in quanto intellettuali? Sei tu l&#8217;amico che se ne va in Giappone de <em>La Futura Classe Dirigente</em>?</strong></p>
<p>GT: <em>No, non ho un gatto (perché mi chiedi se ho un gatto?). Sì, sono amico di Peppe. Ci siamo conosciuti in quanto studenti nello stesso liceo. No, non sono io.</em></p>
<p><strong>YY: La quinta è invece intrigante. L&#8217;ultimo singolo parla della domenica, ovviamente per raccontare di più della domenica (per esempio la generazione dei trentenni). Non pensi però che dopo il capolavoro degli 883 (Weekend) sia difficile riuscire a raccontare ancora più autenticamente il senso di angoscia di aspettare il lunedì per aspettare un nuovo fine settimana in cui aspettare un altro lunedì? E della generazione dei trentenni degli anni &#8217;10 cosa ci dici?</strong></p>
<p>GT: <em>Per me La Domenica non parla della domenica, parla del vuoto (e &#8211; a parte gli 883 &#8211; c&#8217;è una bella schiera di gente che lo ha raccontato assai meglio di me). Quindi non la vedo così riferita a una cosa specifica come la generazione dei trentenni di oggi. </em></p>
<p><em>Riguardo i trentenni di oggi (diciamo quelli che oggi hanno tra i 25 e i 35 o giù di lì) dico che si trovano in una posizione molto particolare: sono cresciuti già con l&#8217;idea che le cose sarebbero state complicate, quindi non hanno avuto la tranvata di quelli più grandi di loro (ed hanno più energie); e sono cresciuti in un momento in cui scuola e televisione non erano ancora devastate, quindi ipotizzo che abbiano più strumenti di quelli più giovani di loro. Possono essere i nuovi padri della patria.</em></p>
<p><strong>YY: La sesta domanda è un po&#8217; forte. No, scherziamo. Nel 2013 è più snob essere Marco Mengoni o fare roba di nicchia? Tu lo faresti un talent? Moreno il rapper sembra esserne uscito abbastanza bene.</strong></p>
<p>GT: <em>Credo sia più snob fare roba di nicchia. Però dovremmo chiarirci su se la nicchia viene da una collocazione artistica estremamente sofisticata, non &#8220;popolare&#8221; o da risultati commerciali. Questo è un equivoco che riguarda anche il termine &#8220;indie&#8221;.</em></p>
<p><em>I talent non mi piacciono neanche un po&#8217;, ma se mi facessero cantare le mie canzoni e nel modo che dico io certo che li farei. Non conosco Moreno il rapper.</em></p>
<p><strong>YY: La settima è l&#8217;ultima. Bisogna avere un&#8217;opinione su poche cose, ormai. Una di queste, a quanto pare, è <em>La Grande Bellezza</em> di Paolo Sorrentino. Ti è piaciuto? Faresti una rece in 30 parole?</strong></p>
<p>GT: <em>No la recensione no! Sono così contento che nonostante sia intellettuale sto dall&#8217;altra parte rispetto a chi scrive le recensioni! </em></p>
<p><em>A parte gli scherzi: &#8220;La grande bellezza&#8221; mi è piaciuto moltissimo, fenicotteri compresi. Ma non sono capace di recensirlo, davvero non è il mio ruolo, e sarebbe ingiusto per il film. E aggiungo che il solo pensiero di dover razionalizzare l&#8217;esperienza fatta vedendolo, mi rattrista.</em></p>
<p><strong>YY: Grazie.</strong></p>
<p>A noi, comunque, il film di Sorrentino, non è piaciuto.</p>
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		<title>The_exhibition</title>
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		<pubDate>Thu, 30 May 2013 12:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>YYELLOW</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Ciao, piccoli e medi imprenditori del futuro, che non potrete mai fornire la pubblica amministrazione perché la generazione dei vostri genitori ha fatto asfaltare strade che portano al niente.</p>
<p>Ciao.</p>
<p>Dei nostri amici hanno messo in piedi uno spazio espositivo &#8230;</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/WNeUxNvLqEA" height="326" width="580" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Ciao, piccoli e medi imprenditori del futuro, che non potrete mai fornire la pubblica amministrazione perché la generazione dei vostri genitori ha fatto asfaltare strade che portano al niente.</p>
<p>Ciao.</p>
<p>Dei nostri amici hanno messo in piedi uno spazio espositivo in cui fanno vedere che (a) c&#8217;hanno le idee e (b) usano le mani. La cosa succede con una cadenza non proprio periodica, questa volta in <strong>via Giulio Romano all&#8217;8</strong> e ci trovate bici appese al soffitto, pallet che arredano, la musica fatta col computer, sneakers stilose, codici a barre di Terry Richardson, Obama Bin Laden e Pharrell. E camicie che non trovate da nessun&#8217;altra parte. Tutte cose che potete vedere nelle fotine qui sotto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3769" alt="539920_300533650077942_1387795929_n" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/539920_300533650077942_1387795929_n.jpg" width="580" /> <img class="alignnone size-full wp-image-3771" alt="553035_300533773411263_1864586207_n" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/553035_300533773411263_1864586207_n.jpg" width="580" /> <img class="alignnone size-full wp-image-3770" alt="547211_300533896744584_725132101_n" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/547211_300533896744584_725132101_n.jpg" width="580" /> <img class="alignnone size-full wp-image-3768" alt="9977_300533736744600_1258377356_n" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/9977_300533736744600_1258377356_n.jpg" width="580" /> <img class="alignnone size-full wp-image-3772" alt="555071_300534466744527_876836630_n" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/555071_300534466744527_876836630_n.jpg" width="580" /> <img class="alignnone size-full wp-image-3773" alt="644230_300533986744575_462145209_n" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/644230_300533986744575_462145209_n.jpg" width="580" /></p>
<p>Noi non lo sappiamo se la creatività e l&#8217;artigianato poi sono una strategia per uscire da questa crisi che ci attanaglia, però tazzare non è mai sbagliato. Quindi segnatevi che il <strong>15 di giugno</strong> ci troviamo a incendiare fantocci avvolti in bandiere che hanno dentro tutto quello che combattiamo, qualunque cosa sia, e a bere e a vedere oggetti belli. Tutto quanto, anche per il futuro, è su questo sito qui: <a href="http://www.theexhibition.it/" target="_blank">http://www.theexhibition.it/</a>.</p>
<p>P.S. Nel video vedete l&#8217;amigo <a href="http://www.thepurpleswagg.com/" target="_blank">Ale Gerbino</a> (che fa le camicie con gli inserti camo che vi dovete vergognare se non le volete) che se la swagga come se fosse il 1999.</p>
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		<title>Il Secchio e il Mare. Intervista PAUA a Pico Rama</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 12:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Schiavone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Se siamo amici su Path (e non credo che siamo amici su Path: tra i contatti che ho su Path ci sono 10 persone che conosco e 15 persone che ho aggiunto per sconfiggere il senso di solitudine totale che mi dava questo strumento speciale e universale completamente inutilizzato, come le grandi fabbriche vuote pagate con la cassa del mezzogiorno di Michele Guardì, il quale è, assieme a Morricone, il maggiore beneficiario SIAE), dicevo se su Path siamo amici sapete che venerdì scorso sono stato alla Cascina Cuccagna. Un posto che non consiglio a nessuno che non abbia figli o bull terrier e una smania incontrollabile di farli vedere entrambi.</p>
<p>Ero alla Cascina Cuccagna con Pico Rama, già Pico, al secolo, dicono quelli veri, Pico Ruggeri. Dopo un&#8217;ora che mi diceva il contrario mi ha confessato che però sarebbe lusingato se dedicassero la filologia dell&#8217;Ulisse di Joyce ai suoi dischi, più avanti. Ma prima di questo ha detto un sacco di cose ragionevoli. Tra queste non c&#8217;era il consiglio di prendere una birra &#8220;TIPOPILS&#8221; che i copy della cascina hanno deciso di chiamare L&#8217;AUTOCOSCIENZA.</p>
<p>Il disco di Pico Rama, che s&#8217;intitola <i>Il Secchio e il Mare</i> è stato appena lanciato da un singolone che inizia con un synth balbettone bomba, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cuw-39aNZgk&amp;feature=youtu.be&amp;a">Cani Bionici (Technotitlan)</a> (non vi preoccupate NIENTE rimarrà inspiegato), che è un feat. con Dargen. Il video, girato da Sanna e effettato dagli Equal Design, è il primo di dieci che copriranno tutti i pezzi del disco perché Pico crede &#8220;più in Youtube che nella discografia&#8221;. Gli ho chiesto un po&#8217; di cose, perché se ascoltate i testi non si capisce proprio bene quasi niente e quindi ho cercato di chiedere conto di tutto. In più gli ho domandato se gli piace la nuova campagna di H&amp;M con Beyoncé e mi ha detto di no. Però così ci indicizzano bene quando la gente cerca materiale per i segotti. A questo proposito, se avete bisogno e siete arrivati qui per questo, non rovinateci il tempo di rimbalzo, c&#8217;è la foto qui sotto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3865" alt="Beyonce-H-M" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/05/Beyonce-H-M-beyonce-34260161-1920-1200-e1369681600392.jpg" width="580" height="363" /></p>
<p>Qui di seguito le domande che ho fatto, in corsivo, e le risposte che Pico mi ha dato.</p>
<p><i>Il cappello introduttivo è: I prodotti culturali di consumo, compreso Il Secchio e il Mare, possono essere definiti come lo sforzo creativo che il consumatore non vuole fare. Cioè a dire tu, artista, vendi a lui, consumatore, quello che lui non si permette di fare. Che poi è anche il motivo per cui si perdonava e si continua a perdonare agli artisti di avere una vita che gli ‘utenti’ dell&#8217;arte non potrebbero, in media, pagare (questo almeno secondo una ricostruzione storica che ho fatto io adesso e che nessuno accredita). Nel disco però, perfino la ricostruzione filologica dei testi è difficile. C&#8217;è un fottio di termini con una storia estremamente opaca. Perché non introduci dei box di approfondimento almeno nel bootleg del CD dove spieghi le parole che usi, facendo una specie di glossario di quelli più inconsueti o rilevanti?</i></p>
<p>Interessante [n.d.r. detto ridendo, non che proprio ha detto con la faccia compresa che era interessante la cosa]. Non nego che avevo pensato di farlo. Avevo pensato di aggiungere delle note a penna proprio sui testi per dare delle interpretazioni. L&#8217;unica cosa che ho fatto invece è la legenda che c&#8217;è all&#8217;inizio del libretto [n.d.r. che sono delle specie di tag per capire il pezzo] in cui ogni spiegazione è un pezzo della numerologia di dieci del tarocco di Marsiglia.</p>
<p><i>Che cos&#8217;è la numerologia del tarocco di Marsiglia? Perché se ho capito bene l&#8217;intero disco dovrebbe essere un percorso attraverso questi numeri.</i></p>
<p>Anche se non è un concept, nel senso che non ho pensato che volevo avere dieci pezzi fatti in questo modo, ho scritto dieci pezzi e ho deciso di incastrarli in dieci posizioni secondo la dialettica numerologica dei tarocchi. Da 1 a 10 dove 10 è l&#8217;inizio di un ciclo. Se vuoi posso dirti uno a uno cosa rappresentano.</p>
<p>[Gli dico di sì, perché è interessante e perché francamente non ne so una minchia. Riassumo la cosa qui schematicamente. I numeri sono sia quelli dei tarocchi che i numeri delle tracce nel disco, che quindi, anche se alle volte in modo abbastanza vago, parlano di quello che c'è dopo il primo uguale.]</p>
<p>1 = Potenzialità = Cani Bionici feat. Dargen<br />
2 = Gestazione = Alla corte del pazzo<br />
3 = Impulso creativo-distruttivo = Manitù<br />
4 = Stabilità = L&#8217;amaca<br />
5 = Sguardo nuovo = Modo nuovo<br />
6 = Unione = Thor e Fatima<br />
7 = Azione sul mondo = Il secchio e il mare<br />
8 = Ideali (nel senso di ambizioni) di perfezione = Rosa quantica feat. Danti<br />
9 = Crisi = Dopo il patto rise<br />
10 = Completezza (però nel senso sia di fine che di inizio quindi è perfezione e caos) = Libero caotico</p>
<p><i>Riguardo la simbologia spinta all&#8217;estremo, l&#8217;interpretazione sempre simbolica e mai letterale o para-letterale: non hai paura di diventare come Piero Pelù?</i></p>
<p>[Ride]</p>
<p><i>Sai che lui fa le cose con le mani che vogliono sempre dire qualcosa, no? Almeno così mi ha spiegato una volta un sedicente fan dei Litfiba.</i></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3868" alt="piero pelù" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/05/pie.jpg" width="514" height="768" /></p>
<p>Allora, ti dico, per la mia percezione della realtà, sicuramente ciascuno dei movimenti della mani di Piero Pelù vuole dire qualcosa, ma sono certo che lui non lo sappia [n.d.r. e qui parte il diss!]. Nel senso che non penso avesse stabilito, prima di fare quei segni, un simbolismo. Ma esattamente come io non l&#8217;ho stabilito nello scrivere i pezzi. Ho sovraimposto e sovraimpongo tutte le interpretazioni che posso dare ai pezzi. E su ogni pezzo ce n&#8217;è almeno un paio che io stesso ne posso dare.</p>
<p><i>A maggior ragione allega le spieghe ai pezzi!</i></p>
<p>Potrei farlo su Youtube, come l&#8217;ha fatto Dargen, mettendo video di commento ad ogni pezzo.</p>
<p><i>Già che con Dargen ci avviciniamo al tema. Hai paura di perdere i capelli? [Come vedete dalla foto qui sotto il ragazzo è pieno di rasta o dreadlock non so come si chiamino ed è sensato ipotizzare che se perdesse i capelli si ammazzerebbe]</i></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3869" alt="Pico Rama" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/05/482515_498854846849495_853139387_n.jpg" width="580" /></p>
<p>No, perché, anche se non amo i piani B, a questo riguardo ho un piano B. Nel caso in cui perdessi parte dei capelli NON taglierei i rimanenti e adotterei una di quelle acconciature samurai con i capelli rasati fino alla nuca.</p>
<p><i>Mi sembra un&#8217;ottima strategia. Un&#8217;altra cosa. Ho notato che uno dei leitmotiv dei pezzi è il rapporto tra umanità e tecnologia. Questo è eclatante nel singolo. Personalmente mi piace molto la figata dei sacrifici umani che vengono superati per arrivare ad altre, forse più crudeli perché più dilatate nel tempo, forme di sacrificio umano. Però sembra che per te sia il progresso tecnologico a determinare questo sfacelo incapace anche di finire, che ci trascina verso il fondo di un baratro.</i></p>
<p>Nonono [n.d.r. mi interrompe]. Non è il progresso tecnologico a determinare il cammino sul filo del baratro della civiltà. Come la roccia scolpita da un primitivo, il computer deve essere strumento e mai dominarci, come avviene oggi. Mi spaventa la dipendenza dalla tecnologia. Le note distopiche del pezzo sono dovute alla mia paura dell&#8217;invasione tecnologica (da cui l&#8217;accenno ai chip sottopelle). E non sono un complottista dietrologo eh!</p>
<p><i>Sì, va beh, ma non mi è chiaro per quale motivo, anche il rapporto fosse davvero simbiotico, il rapporto simbiotico con la tecnologia, sarebbe un motivo di preoccupazione per te? Che cazzo te ne frega se dipendiamo dalla tecnologia? In fondo lo stesso tentativo di continua perfezione dell&#8217;uomo che racconti con i 10 numeri, passa anche (e forse soprattutto) dall&#8217;esistenza dell&#8217;altro da sé. La tecnologia consiste nell&#8217;utilizzo efficiente dell&#8217;altro da sé.</i></p>
<p>Prendiamo Internet. Ci trovo molto di perverso nel modo in cui gli esseri umani si approcciano e dipendono, su Internet, da relazioni finte, da identità fittizie e da luoghi di sfogo, mai realmente terapeutico, delle proprie frustrazioni.</p>
<p><i>Però mi sembrano tutti tentativi di definire, nel senso di delimitare, la propria individualità.</i></p>
<p>Ci tengo a dire una cosa: comunque questo pezzo [n.d.r. Cani Bionici] non vuole essere un giudizio. Non voglio dire se sia meglio Tenochtitlàn [n.d.r. la capitale dell'impero azteco] o Technotitlan.</p>
<p><i>Passiamo ad altro. Nella title track, Il Secchio e il Mare, parli, sul finale, del difficile rapporto tra contenitore e contenuto [se non avete sentito il disco, un secchio in fondo al mare è l'immagine che chiude il pezzo e sembra dargli un significato]. Non ho capito però cosa c&#8217;entra l&#8217;immagine, pure evocativa, con il resto del brano che sembra parlare invece, con violenza, di ambizioni, capitale e motivazioni personali.</i></p>
<p>Allora intanto il pezzo è uno dei più deliranti del disco. Anche se ne posso dare diverse interpretazioni, la canzone, le strofe soprattutto, è in verità sul rapporto tra me e le mie subpersonalità, dove il capitano e la ciurma sono entrambe mie subpersonalità. Nel ritornello invece…[n.d.r. qui si accende una sigaretta, una Philip Morris centos, e perde completamente il filo]. Il titolo allude a una delle altre interpretazioni che do del pezzo. Il mare sarebbe l&#8217;inconscio collettivo di Jung, secondo cui il mare sarebbe appunto uno dei simboli primari dell&#8217;inconscio collettivo, perché bagna tutte le terre, oppure il bagaglio cosmico da cui pesco qualunque cosa metto su un foglio o ‘creo’. Perché per me creare è sempre pescare qualcosa. In quel senso il secchio è il mio tentativo di raccogliere qualcosa da questo bagaglio infinito di simboli e fare finta che sia mio.</p>
<p><i>Fondamentalmente, mi sembra di capire, tu non ti assumi responsabilità dei testi. Ti ritieni responsabile delle interpretazioni che dai dei testi che scrivi. Giusto?</i></p>
<p>Io penso che il simbolo sia l&#8217;unico linguaggio dell&#8217;inconscio che conosciamo. L&#8217;unico modo che abbiamo di parlare con uno spazio non cosciente. Tutto quello che ho scritto è espressione del mio spazio non cosciente.</p>
<p><i>Quindi garantisci solo di un&#8217;interpretazione simbolica di quello che hai scritto e mai letterale. Così il consumatore attento mi è tranquillizzato. Via con un&#8217;altra domanda: il titolo del disco credo sia un gioco di parole sul romanzo di Hemingway. La natura scherzosa del titolo sembra un po&#8217; fuorviante però. Mi aspettavo ci fossero diversi accessi umoristici e invece non c&#8217;è quasi niente di apertamente umoristico. È quasi tutto molto evocativo, usi un lessico molto responsabile. Perché hai deciso di scegliere questo come titolo?</i></p>
<p>Non ho trovato un titolo che non fosse un titolo di uno dei pezzi del disco. Tra i pezzi del disco la title track era quella che più rendeva il mio intento creativo. E comunque c&#8217;è una vena umoristica, anche se a tratti e sempre molto sottile. Modo Nuovo per esempio è simpatica, trovo. Però, ripeto, non penso che il disco intero sia giudicante come lo ritrai. Io ho cercato di essere costruttivo, o distruttivo nella misura in cui questo significa incoraggiare la rinascita.</p>
<p><i>Due domande di circostanza sul mondo della discografia. 1)</i> <i>Moreno e Morgan X aka Ics sono due</i> <i>casi</i><i> abbastanza eclatanti, almeno a mio avviso, di come il mainstream, nel senso il processo di produzione seriale dell&#8217;hip hop ancora non funzioni. O perché gli scout delle major non sanno riconoscere le figate in nuce o perché, toccandole, gli levano di credibilità (che è un po&#8217; la valuta dell&#8217;hip hop, mi pare). Tu hai collaborato con Moreno, mi pare, cosa pensi del tentativo di fagocitare l&#8217;underground da parte dei talent? Ha senso?</i></p>
<p>Ics è un caso un po&#8217; a parte. Lui già si sarebbe posto, anche nel caso, improbabile, in cui si fosse imposto da solo, come appartenente a un panorama rap che piace non soprattutto ai rapper, tipo Frankie Hi NRG. Zangirolami stesso, che ci ha lavorato, dice che è più bravo a cantare che a rappare. Il caso di Moreno, invece, è più genuinamente un caso di tentata fagocitazione. Aveva fatto Spit prima di Amici e viene da quel mondo lì. Dovrebbe piacere ai rapper. Non so se ci sarà un&#8217;inversione di tendenza, se il pubblico dell&#8217;underground comincerà ad apprezzare roba che esce da Amici, per intanto però tutti i numi tutelari dell&#8217;hip hop italiano (la generazione dopo l&#8217;Old School) hanno iniziato a partecipare ai talent come ospiti. Così, forse, lo auguro a Moreno, dando credibilità in maniera un po&#8217; artificiosa anche a chi ai talent partecipa da rapper non affermato, da emergente. Dando a Moreno quella street credibility che io, ad esempio, non avrò mai, per genealogia, e che comunque non mi interessa avere. L&#8217;underground è una nicchia autoreferenziale.</p>
<p><i>Beh centrifugandola però sono uscite delle cose. L&#8217;ultimissima domanda, e cioè 2) ti piace la pubblicità di H&amp;M nuova con Beyoncé? [n.d.r. l'avevo detto che lo chiedevo]</i></p>
<p>No, non mi piace. L&#8217;ho vista e non mi piace perché basta con le troie dell&#8217;hip hop che ereditano la street credibility dai tipi.</p>
<p>Così è finita. Siamo andati a prendere poi un altro giro di L&#8217;AUTOCOSCIENZA e abbiamo parlato ancora un po&#8217; di gruppo Bilderberg e di come, secondo me, pure se io avessi un chip sottopelle, dei dati che dovesse generare, non fregherebbe un cazzo a nessuno. Di come, in breve, l&#8217;irrilevanza sarebbe la soluzione al problema dell&#8217;invadenza tecnologica.</p>
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		<title>Beigiami Giulio</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 12:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara De Siena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Giulio era un uomo perbene, nonostante il suo nome. Un nome con tutte queste vocali cupe non lascia presagire nulla di buono.  Però lui in fondo lo era, o tale appariva. Sempre sorridente, gioviale, con un sorriso sereno come se &#8230;</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giulio era un uomo perbene, nonostante il suo nome. Un nome con tutte queste vocali cupe non lascia presagire nulla di buono.  Però lui in fondo lo era, o tale appariva. Sempre sorridente, gioviale, con un sorriso sereno come se i problemi lo sfiorassero soltanto, scaraventandosi poi su quello seduto accanto a lui.</p>
<p>Aveva sempre molte persone attorno, e con loro si lasciava andare a discorsi simpatici ed acuti. Ma non riusciva mai ad essere veramente divertente, poteva al massimo fare da spalla, ma tenere la scena tutta per sé gli era difficile.</p>
<p>E non perché fosse timido o insicuro, semplicemente non gli riusciva.</p>
<p>Proprio per questa sua innata incapacità attirava a sé tutte le moderne personalità allo sbando, coloro i quali non aspettano altro che un palcoscenico per potersi esibire e un maggiordomo che serva loro le giuste occasioni. Persone senza arte né parte che hanno però sempre molto da dire, gli opinionisti della vita. Giulio e gli opinionisti andavano veramente d’accordo, ciascuno forniva all’altro la parte mancante, colmando delle lacune che li avrebbero, altrimenti, dilaniati.</p>
<p>Ma ciò che soprattutto attirava di Giulio era il suo abbigliamento stravagante, qualsiasi temperatura ci fosse, infatti, indossava sempre un impermeabile beige.  Di quelli classici, e anche banali, che vediamo dovunque.</p>
<p>Non lo metteva solo nei giorni di pioggia, ma anche con la neve, accompagnandolo a sciarpa, guanti, e cappello di lana. Persino d’estate, con l’afa e la temperatura che sfianca, Giulio portava addosso il suo impermeabile, lasciando però spuntare in basso le sue gambette nude e un paio di infradito.</p>
<p>Per anni gli amici gli avevano chiesto il motivo, o avevano provato a sfilarglielo, con le buone o con le cattive. Però non erano mai riusciti. Giulio senza scomporsi aveva sempre spiegato che gli piaceva indossarlo, che si sentiva bene vestito così, che non aveva né freddo né caldo, che la temperatura lì dentro era l’ideale. Avrebbero dovuto accettare l’impermeabile se avessero voluto continuare a trascorrere del tempo insieme. Li metteva, così, dinanzi ad un scelta, davanti alla quale tutti cedevano.</p>
<p>Nessuno di loro, seppur pieni di sé, si sentiva in grado di imporre all’altro uno stile di vita, né tantomeno avrebbero potuto privarsi di quella presenza così utile per la socialità e per il loro ego. Così, l’impermeabile diventava Giulio, e Giulio diventava l’impermeabile. E non importava più a nessuno di avere come amico un indumento, anzi creava attorno a loro quella stravaganza necessaria per diventare personaggi.</p>
<p>Per forza di cose, Giulio non aveva quasi mai accanto a sé una presenza femminile, qualche volta ci aveva provato, ma poche donne erano riuscite a sottostare a lungo a quella stranezza. Avere a letto un uomo con il paltò la prima sera ti fa ridere, la seconda ti diverte alla terza ti ha già un po’ annoiato. Lo trovi anche molto poco igienico, a dire il vero.</p>
<p>Così Giulio era sentimentalmente solo, ma profondamente appagato dalla vita e dalla stoffa che lo avvolgeva.</p>
<p>La sera quando tornava a casa da lavoro, accendeva tutte le luci, chiudeva porte e finestre, si guardava intorno con circospezione. Appena sicuro di essere solo, come in fondo già sapeva di essere, iniziava a spogliarsi. Giulio sotto l’impermeabile era nudo, ma non nudo di pelle, non nudo come mamma l’ha fatto.</p>
<p>Giulio era privo dell’epidermide, mancava di qualche organo e di alcune fasce muscolari, vantava invece un’ottima impalcatura ossea.  Era come gli omini rossi che vediamo sui cartelloni delle sale d’attesa dei medici. Solo le gambe e il collo erano come quelli di tutti gli altri esseri umani.</p>
<p>Era un uomo nudo, o meglio spoglio. Di una fragilità che non si argina. L’impermeabile era per lui pelle, una protezione dalla vita e dai sentimenti, gli permetteva di farsi scivolare addosso la vita.</p>
<p>Nella sua casa Giulio poteva essere se stesso, si guardava anche per ore allo specchio, perché in fondo era egli il primo a non riuscire ad abituarsi a se stesso.  Lo sguardo con cui si scrutava però non era di rammarico né di disperazione, Giulio si guardava ammirato per essere un prodigio, per essere diverso.</p>
<p>Si trovava bellissimo nella sua mostruosità, ciononostante si copriva al mondo perché riteneva che questo non fosse pronto ad accogliere uno come lui. Erano piccoli rispetto alla sua grandezza. Perciò l’impermeabile era uno strumento doppiamente utile, permetteva loro di essere protetti da qualcosa che non avrebbero capito.</p>
<p>Di giorno, chiusi i bottoni e stretta la cinghia, si sentiva sicuro. Sicuro di sapere il suo segreto protetto, sicuro di non fare del male a nessuno investendolo con una simile notizia. Ma anche e soprattutto al sicuro dalla vita. Sicuro che questa non avrebbe mai potuto toccarlo come fa con gli altri.</p>
<p>Era perciò come morto, pur continuando a vivere.</p>
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		<title>La dignità del beverone proteico</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 13:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Schiavone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apri tutto!]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Figata!]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>[Vorrei essere una di quelle persone che farebbero fatica a dire anche solo tre cose che amano della vita. Invece, al contrario, sono una di quelle che passerebbero ore per riuscire a selezionarne solo tre. E non perché io ami &#8230;</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Vorrei essere una di quelle persone che farebbero fatica a dire anche solo tre cose che amano della vita. Invece, al contrario, sono una di quelle che passerebbero ore per riuscire a selezionarne solo tre. E non perché io ami particolarmente la vita. E’ solo che la vita è piena zeppa di cose che chiedono di essere amate.]</p>
<p>Pochi giorni fa è morta la zia di un mio amico. Mi raccontava che era così anziana che ormai non mangiava più, prendeva solo quelle specie di beveroni proteici. Se li fa anche mia madre. Qualche volta li ho presi anche io. Mi lasciavano quello strano gusto in bocca di cose non vissute. Non masticate. Era questa brodaglia al cacao che andava giù in un secondo. Non c’era tempo per vivere, solo per deglutire. Mi immagino questa signora che si mette a tavola e manda giù, poi dice che ha mangiato. Che poi è vero, perché si è nutrita. Ma mangiare è quando ti siedi e prima guardi, annusi, poi metti in bocca e senti il gusto. Convenzionalmente mangiare dovrebbe funzionare così. Al funerale volevo piangere, perché se avessi potuto le avrei fatto una cotoletta il giorno prima. Buonasera signora, le ho portato questa cotoletta impanata, non è un granché, ma lei non mangia da due anni e domani morirà. Questa cotoletta sa di vita, e ha pure le proteine. A me piacerebbe morire dopo una cotoletta con le<br />
patate al forno.</p>
<p>[La prima cosa che sceglierei tra le tre migliori della vita sarebbero i bambini piccoli con le maglie di calcio. Ma con i nomi di calciatori che ormai non giocano più in quella squadra da anni. Tipo un bambino paffuto, di due anni e qualche mese, con la maglia dell’Inter: ETO’O 9. Mi piace la loro<br />
indifferenza per il passato, la loro voglia di correre verso l’altalena fottendosene del fatto che Balotelli ora è nel Milan, mentre prima era nell’Inter, il che simbolicamente ferisce l’orgoglio come una tirata di capelli isterica. Le cose cambiano, ma la maglia tiene sempre caldo uguale, e quel bambino lo sa. E l’altalena oscilla sempre, basta che la mamma ti spinga.]</p>
<p>Bere una cosa che dovrebbe essere masticata è come grattarsi una chiappa invece di dormire. Non è che una delle due cose escluda l’altra, o sia migliore dell’altra. È solo che non c’entrano un cazzo.</p>
<p>[In seconda posizione ci metterei il mio pesce che mangia le bolle d’aria e poi rutta sott’acqua. Dicono che i pesci perdano la memoria ogni tot secondi. Forse minuti. Non lo so se sarebbe figo per me, ma sarei curiosa. Forse rivederti mi farebbe sempre lo stesso effetto. Sempre la stessa espressione, sempre l’espressione di chi vuole sapere come hai le mani e che cosa racconti per farmi ridere. E in teoria reagirei sempre allo stesso modo. Ridendo come una deficiente, oddio che bravo, oddio che mani piccole, si però che begli occhi verdi. Perché allora vorrebbe dire che esiste il destino, che le cose<br />
sono scritte. Allora mi andrebbe bene anche essere un pesce. Dimenticarmi ogni dieci secondi che se inghiottisco l’aria poi mi tocca ruttare se no rimango a galleggiare come un pirla.]</p>
<p>Forse semplicemente arriva un momento in cui le cose cambiano ma assumono un nuovo significato, e allora restano. Non mastico più ma continuo a nutrirmi, solo che adesso quando parlo di cena intendo un beverone proteico. Intendo che non ci si siede a tavola, ma comunque è un momento di raccoglimento. E’ solo diverso. Non ti amo più, ma ti voglio bene come a un fratello, sei pur sempre mio marito e io ti pulirò il culo quando arriverà il giorno che non riuscirai più a controllare gli sfinteri. Andrò ancora al parco, solo che Katiuscia dovrà spingermi la carrozzina. Non è camminare, ma è pur sempre andare al parco quando fa bel tempo. Tra la dignità e la tristezza c’è una linea così sottile che forse un giorno impazzirò. Forse sarò una di quelle che “piuttosto che pensare a mio marito come a un fratello divorzio”. Magari non cederò al beverone proteico e alla carrozzina. O forse sì. E allora forse, come penso alle volte, la vera vita inizia proprio allora. Quando inventi una dignità diversa, perché vivere aiuta a non morire.</p>
<p>[L’ultima cosa è un nome proprio di persona. Non lo dico, lo penso e basta. Mi convinco che forse è più dignitoso il pudore sentimentale che il sentimento. Che è più degno chi dice sempre di no, pur volendo dire sì ti prego per sempre.]</p>
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		<title>Vivere aiuta a non morire</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 17:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Schiavone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Se uno legge in giro e sente per radio sembra che tutti dicano solo sempre che il nuovo di Dargen D&#8217;Amico, Vivere Aiuta a Non Morire (da adesso VANM) sia indiscutibilmente un disco della madonna. Però io che vivo da vicino e con inadeguatezza una vita intellettualmente stimolata, sento che c&#8217;è sottotraccia, nel rumore delle cose che ho sentito, la sensazione che invece sia un disco peggiore, quasi un disco di merda.</p>
<p>E siccome, questo è invece inequivocabile, del disco se ne sta parlando tanto, elenco gli argomenti degli infami che in silenzio evitano di parlarne bene e spiego perché questo di Dargen è effettivamente un disco peggiore, ma è il più bel disco che ha mai prodotto lui e, in valore assoluto, un capolavoro come la pappa.</p>
<p>Questo l&#8217;ipotetico dialogo tra il silenzioso detrattore, che riconoscerete dall&#8217;uso del CAPS LOCK (quando uno tace grida dentro) e me, il giustificatore degli olocausti e in questo frangente il Taormina di VANM.</p>
<p>Inizio io:<br />
Questo disco è il suo migliore perché è la sintesi di tutto quello che ha mai avuto da dire e quindi di tutto quello che potrà mai dire.<br />
– La produzione di quasi tutti i pezzi è una bomba e realizza il suo progetto musicale mai partorito completamente.<br />
– Lui ha finalmente smesso di cantare i ritornelli col vocoder, anche grazie ai featuring con la merda.<br />
– I testi raccontano le stesse cose che ha raccontato dal principio, i.e. i cazzi suoi, ma nella loro versione più genuinamente commerciale e quindi non possono che essere migliori.<br />
– Ultimo ma non ultimo, è un disco di successo, al contrario di tutti i precedenti e quindi è migliore dei precedenti.</p>
<p>Mi risponde lo sgorbutico presuntuoso:<br />
- LE BASI FANNO CAGARE E POTEVA ONESTAMENTE SCEGLIERE DI MEGLIO, VISTO CHE CI SONO PRODUTTORI AMICI SUOI MOLTO PIU&#8217; BRAVI E SAPPIAMO CHI SONO CHE GLIELO FACEVANO ANCHE GRATIS.<br />
- I RITORNELLI COL VOCODER ERANO LA COSA PIU&#8217; BELLA CHE AVEVA FATTO.<br />
- I TESTI SEMBRANO I SOMMARI DI CORRIERE.IT.<br />
- NON VENDERÀ UN CAZZO.</p>
<p>Replico io, con il mordente e la lucidità di Cusani, dall&#8217;ultimo punto al primo:<br />
- Non è di successo perché venderà. Se questo fosse il metro per misurare il successo non esisterebbero artisti musicali di successo in italia (che forse è vero). È di successo perché l&#8217;ha sentito mia madre (sì, sempre meno della tua).<br />
- L&#8217;importazione dei ritornelli col vocoder aveva senso come operazione autoironica UNA volta. Perché già due vuol dire che non è che è una scelta, è che non hai uno che sa cantare (che era il motivo vero poi).<br />
- Non so precisamente di che produttori parli anche se posso immaginarlo, ma Zangirolami credo sia lo standard per questa roba al momento in Italia.</p>
<p>Chiuso all&#8217;angolo dalle mie argomentazioni capziose ma lucide, il farabutto si rifugia nel sensazionalismo e nell&#8217;apertamente opinabile:<br />
- A ME NON DISPIACEVA, MI PIACCIONO I SUOI PEZZI DANCE, PENSO CHE SIA TORNATO INDIETRO. PENSO IN GENERALE CHE MENTRE TUTTI VANNO IN UNA DIREZIONE PIU&#8217; MAD DECENT (INTESO COME GENERE DI ETICHETTA) LUI ABBIA SCELTO X FACTOR.</p>
<p>E io gli infliggo la mia Sub Zero fatality:<br />
I pezzi che dovrebbe scrivere adesso li ha fatti nel 2009. Mica poteva continuare a fare la stessa roba per sempre.<br />
E poi è chiaro che <strong>tutto in questo ultimo è poco meno, in tutti i rispetti, (leggi: è un poco peggiore) di tutto quello che ha fatto prima</strong>.<br />
È un capolavoro proprio per questo. <strong>Credo che a un certo momento uno smette di credere che l&#8217;eversione sia sempre progressiva, di avere diciassette anni, di fare le prove per esistere compiutamente e si prende direttamente la responsabilità di tutti i modi in cui fa cagare</strong>.</p>
<p><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/05/Subzero_Fatality_1_by_Jarreck.jpg" alt="Subzero_Fatality_1_by_Jarreck" width="580" class="alignnone size-full wp-image-3798" /></p>
<p>Dargen D&#8217;Amico, io ti voglio bene. </p>
<p>Non odiarmi, ti prego.</p>
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		<title>Dialettica dell&#8217;immaginario</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 12:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scuola di Palo Alto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo una grandissima famiglia. Di tutte le forme e misure. Alcune tonde, altre quadrate, le più comuni di noi sono rettangolari. Ce ne sono di tutte le fatture [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo una grandissima famiglia. Di tutte le forme e misure. Alcune tonde, altre quadrate, le più comuni di noi sono rettangolari. Ce ne sono di tutte le fatture, con stoffe pregiate o in cotone, in tinta unita o fantasia. Con ricami o stampe. Accontentiamo tutti i gusti e siamo adatte ad ogni occasione. A volte veniamo riposte all&#8217;interno dei corredi da madri premurose, lasciate ad un destino da intonse a macchie gialle del tempo. Oppure siamo da battaglia, informali e stropicciate, con chiazze indelebili di vecchi pranzi e qualche buco a svelare il tavolo.<br />
Siamo, insomma, eclettiche e versatili!</p>
<p>Ma arriva per ognuna di noi quell&#8217;odiato momento. Non lo senti arrivare, non te ne accorgi, eppure da un momento all&#8217;altro mani decise ti avvolgono in un fagotto e ti gettano in un luogo freddo e buio, ammassata sopra stoffe che non conosci. Sei in trappola in una giostra rumorosa e cupa. Il rumore si fa assordante e un getto d&#8217;acqua tiepida ti inzuppa, si aggiunge una sostanza viscida e profumata. Comincia un movimento rotatorio che ti sbalza da un angolo all&#8217;altro. L&#8217;intera vita ti passa davanti, ricordi di quando eri piccola e vivevi attaccata all&#8217;abbraccio sicuro della mamma, ricordi la prima volta che sei stata indossata, lì ferma a sopportare il peso di pietanze bollenti. Ricordi tutto, anche quello che non hai vissuto.</p>
<p>D&#8217;improvviso una pausa, l&#8217;illusione che il peggio sia passato, ma ad un tratto le rotazioni si fanno più forti, vanno all&#8217;impazzata. L&#8217;acqua si prosciuga, ti senti tirare e strizzare, i tovagliolini piangono, le tovagliette urlano, qualche canovaccio pazzo ride a più non posso e si gode la baraonda.</p>
<p>Poco dopo tutto tace in un silenzio profumato. E’ tutto finito. Mentirei se dicessi che mi sento male, che tutti i quei balzi mi hanno dato il voltastomaco. No, non è così. Mi sento bene. Sono pulita e rilassata. Sono morbida ed elastica, sono sparite le tensioni di prima, così come non ho più i muscoli tesi ed indolenziti dalle ore trascorse nei cassetti, a fare i soliti discorsi con le altre.</p>
<p>Mi sento rinata.<br />
Ed è proprio ora che le stesse mani di prima mi tolgono da qui, rivedo la luce con un nuovo spirito.<br />
Siamo ancora tutti ammassati e storditi quando sentiamo un vento tiepido accarezzarci le fibre.</p>
<p>E&#8217; il vento tipico della primavera, quello che riconosceresti tra milioni, quello a cui pensi senza sosta durante i mesi invernali quando l&#8217;aria ti fa tornare rigida come prima della giostra. La luce, poi, è delle più belle. Ti scalda senza abbagliarti.</p>
<p>Così mi lascio avvolgere a questo filo bianco, e lascio anche pizzicarmi con le mollette. Non che mi piaccia, intendiamoci, ma per una primavera così sono disposta a tutto.</p>
<p>Ora mi libro in volo, dondolo e rido. Il vento mi gonfia, mi asciuga. Con tutti gli altri facciamo una gara, una stupida gara per passare il tempo. Scommettiamo su chi arriverà più lontano. Via dal porto sicuro della ringhiera, una libertà ancorata a due mollette.</p>
<p>Le ore passano veloci, l&#8217;acqua ora è andata tutta via. Mi ha tolto le macchie e sono pronta per un nuovo giorno di lavoro.</p>
<p>Cresce la curiosità, non vedo l&#8217;ora di sapere quale piatto accompagnerò. E chissà se ci saranno ospiti o sarà una cena in famiglia.</p>
<p>Vengo stesa sulla tavola, con un sorriso soddisfatto di chi apparecchia. Sono linda e piacevole al tatto ora. Saluto i bicchieri, le posate, il portapane delle occasioni speciali. Nell&#8217;aria c&#8217;è un odore proprio buono. Tenere a freno la voglia di sapere sta diventando quasi impossibile.</p>
<p>Iniziano a sedersi i commensali, il bambino con i riccioli afferra un panino e mi sbriciola su. Ecco i piatti, tutti sorridono e si leccano i baffi. Ancora non vedo cosa contengono.</p>
<p>Sollevo un mio angolino e sbircio. Al centro del piatto trionfa un tomino filante, ha mille tentacoli di radicchio croccante e profuma di crema al tartufo, su cui è adagiato. Deve essere ottimo. Lo mangiano con grandi bocconi, il piatto si svuota mentre sento ancora su di me il tepore della ceramica.</p>
<p><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/05/263258_375192419243782_975058827_n.jpg" alt="tomino" width="580" class="alignnone size-full wp-image-3788" /></p>
<p>Appena sola mangerò tutte le briciole, quella goccia di crema cascata al papà e il radicchio che il bimbo ha scartato.</p>
<p>Mi è venuta una gran fame!</p>
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		<title>Belka e il moscardino lunare</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 15:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scuola di Palo Alto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[‘’Tu sei Belka e hai tre anni. Non sei di razza pura ma questo non ti ha tolto nulla. Anzi, ti ha dato il coraggio per affrontare questa missione. Sei stata scelta per fare un viaggio spaziale! Al termine avrai il più gustoso premio che si possa immaginare!’’]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>‘’Tu sei Belka e hai tre anni. Non sei di razza pura ma questo non ti ha tolto nulla. Anzi, ti ha dato il coraggio per affrontare questa missione. Sei stata scelta per fare un viaggio spaziale! Al termine avrai il più gustoso premio che si possa immaginare!’’</p>
<p>I complimenti mi hanno sempre lusingato molto, mi mandano in un tale stato di imbarazzo che non so mai cosa fare. Nel dubbio scodinzolo, in realtà non saprei nemmeno come fermarmi, questa coda va da sé.</p>
<p>Un viaggio spaziale? Io? Ma siete sicuri? E dove? Su quale pianeta? Sulla luna? Ma soprattutto, un premio? Che premio? Ohh, perché nessuno mi risponde?!<br />
Tutti sorridono e mi carezzano, io sono felice ma troppo curiosa per rimanere calma. Voglio saperne di più. Mi alzo sulle zampe posteriori cercando di attirare la loro attenzione. Voglio mi dicano la meta e il mio premio. Ma loro ridono, sorridono e parlano tra loro. Ehi signori, parlate ancora un po’ con me!</p>
<p>Finalmente, uno di loro mi prende in braccio. Sono felice e lo bacio. Cerco di baciarlo ancora di più ma, ridendo, mi tiene a freno. Usciamo dalla stanza e attraversiamo un lungo corridoio. Entriamo in una mensa con tanti odori stuzzicanti, che fame! La coda mi si sta quasi per staccare!</p>
<p>Ci avviciniamo al bancone e lui ad alta voce dice: ‘’Yuri, tira fuori il piatto per Belka!’’, qualche minuto dopo il cuoco Yuri, alto e panciuto, viene fuori dalla cucina con un piatto fumante. Mi dimeno, voglio fuggire dall’abbraccio di quest’uomo e tuffarmi a mangiare quella specialità profumata.</p>
<p>Ma l’uomo mi tiene ferma e sorridendo mi dice ‘’non sei qui per mangiarlo ora, sei qui per vedere cosa ti aspetta. Guardalo bene Belka!’’<br />
E’ un piatto bellissimo, tutto tondo. Non so cosa sia, so solo che profuma di buono e voglio mangiarlo adesso. Ho un sguardo deluso, ma anche perplesso. Cos’è questa meraviglia che mi rapisce?</p>
<p>L’uomo intuisce i miei pensieri e mi dice: ‘’ E’ un moscardino lunare, adagiato su un mare di purè. E potrà essere tutto tuo! ‘’</p>
<p>Ridono tutti, ride Yuri e ride l’uomo che mi stringe. Mi porta via e mi affida ai suoi compagni. Mi fanno indossare uno strano vestito, mi sento felice ed eccitata. Ora mi fanno entrare in un qualcosa che ricorda la mia cuccia. Ma la mia non era così. In questa ci sono tanti pulsanti e lucine. Inizio ad avere paura. Un po’ mi agito ma penso al mio premio, mi faccio forza.</p>
<p>Mi chiudono qui, le luci si accendono, sento strani rumori, inizio a volare lontano, il cuore mi batte fortissimo. Voglio essere forte, voglio il mio moscardino.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3763" alt="559315_351617164934641_642476922_n" src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/559315_351617164934641_642476922_n.jpg" width="580" /></p>
<p>Sto qui dentro da tanto, non so quanto tempo sia passato. Troppo però, ho moltissima fame. Le voci che ascolto sono sempre più allegre, urlano di gioia. Penso di essere stata brava ma non ne sono sicura.<br />
Atterro. La porta si apre. Un applauso scrosciante mi aspetta. Tra i volti ne riconosco uno, Yuri! Ha in mano il mio premio. Sono stata brava.<br />
Ho vinto!</p>
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		<title>A-U-T-O-T-Y-P-O-G-R-A-P-H-Y</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 12:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Darius Ou Dahao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Grafica]]></category>
		<category><![CDATA[darius ou dahao]]></category>
		<category><![CDATA[graphics]]></category>
		<category><![CDATA[typography]]></category>

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		<description><![CDATA[Autotypography ( A / T ) is a long-term project self-initiated by Singaporean Graphic designer, Darius Ou on the 16th of June 2012.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Autotypography ( A / T ) is a long-term project self-initiated by Singaporean Graphic designer, Darius Ou on the 16th of June 2012.A graphic poster is created everyday, serving as recounts of his daily life as a designer, using typographic &#038; illustrative methods.</p>
<p>This project also serves as a platform for practice in typography and experimental treatments, as well as discipline and commitment to graphic design.</p>
<p><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/020413.jpg" alt="020413" width="580" /></p>
<p><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/290313.jpg" alt="290313" width="580" /></p>
<p><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/271212-01.jpg" alt="Print" width="580"  /></p>
<p><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/231212-01.jpg" alt="Print" width="580" /></p>
<p><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/110413-01.jpg" alt="Print" width="580" /></p>
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<p><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/220313-01.jpg" alt="Print" width="580" /></p>
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		<title>Contest, drink, musica e figate</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 14:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>YYELLOW</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Figata!]]></category>
		<category><![CDATA[Illustrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Durante l’evento del 9 aprile gli artisti <a href="http://www.riccardoguasco.com/" target="_Blank"><strong>Riccardo Guasco</strong></a> e <a href="http://www.robertamaddalena.com/" target="_Blank"><strong>Roberta Maddalena</strong></a> si cimenteranno contemporaneamente nella realizzazione di <strong>un’opera d’arte di 8m²</strong>, operando su di una struttura appositamente progettata.</p>
<p>In parallelo, la selezione musicale curata dai<strong> dj resident</strong> del &#8230;</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Durante l’evento del 9 aprile gli artisti <a href="http://www.riccardoguasco.com/" target="_Blank"><strong>Riccardo Guasco</strong></a> e <a href="http://www.robertamaddalena.com/" target="_Blank"><strong>Roberta Maddalena</strong></a> si cimenteranno contemporaneamente nella realizzazione di <strong>un’opera d’arte di 8m²</strong>, operando su di una struttura appositamente progettata.</p>
<p>In parallelo, la selezione musicale curata dai<strong> dj resident</strong> del TENAX <a href="http://www.tenax.org/federico-grazzini/" target="_Blank"><strong>Federico Grazzini</strong></a>, <a href="http://www.tenax.org/philipp/" target="_Blank"><strong>Philipp</strong></a> e <a href="http://www.tenax.org/cole/" target="_Blank"><strong>Cole</strong></a> farà da colonna sonora, con l’energia ed il sound caratteristici del club fiorentino.</p>
<p>L’<strong>esposizione</strong>, infine, farà da cornice all’anima live di B2B™ e comprenderà 15 opere firmate da cinque importanti illustratori italiani selezionati dalla redazione di PICAME: <a href="http://www.riccardoguasco.com/" target="_Blank"><strong>Riccardo Guasco</strong></a>, <a href="http://www.robertamaddalena.com/" target="_Blank"><strong>Roberta Maddalena</strong></a>, <a href="http://www.martinamerlini.com/" target="_Blank"><strong>Martina Merlini</strong></a>, <a href="http://www.emilianoponzi.com/"><strong>Emiliano Ponzi</strong></a>, <a href="http://www.olimpiazagnoli.com/" target="_Blank"><strong>Olimpia Zagnoli</strong></a>.</p>
<p>Pssst. C&#8217;è anche un contest su Instagram. Lo so che ti interessa. <a href="http://back-2-back.net/" target="_blank">Qui</a> più info.</p>
<p><a href="http://back-2-back.net/" target="_blank"><img src="http://www.yyellow.com/wp-content/uploads/2013/04/B2B_lineup_A4.jpg" alt="B2B_lineup_A4" width="580" /></a></p>
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