Apri tutto! [Puntata 8]
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Questa non è una ricetta. Alle elementari una maestra mi aveva spiegato che quando arriva un lampo devi contare sette secondi e poi, puntuale, arriva anche il tuono. L’avevo raccontato a tante persone. Solo che poi dipendeva da un sacco di cose, tipo dalla distanza tra il lampo e me. Allora questa cosa mi gasava meno, perché era meno assoluta, meno incredibile. Io ancora oggi conto sette secondi, e ogni volta mi sembra di non sbagliare. Per me la mia maestra aveva ragione. E ha ragione anche adesso. E allora posso permettermi di pensare che so un sacco di figate. Non devo raccontarle tutte in una volta, però. Se no poi le finisco. Perchè so tante figate, ma mica infinite. [Una volta mio fratello aveva fatto una costruzione del lego quello coi pezzi grossi, ed era una navicella spaziale. Poi però mi aveva detto qualcosa che mi aveva fatto girare i coglioni e gliel’avevo fatta sbattere contro il muro, e l’avevo un po’ rotta. E lui aveva pianto. Ma io piangevo da prima, perchè ero incazzata per colpa sua. E’ uno dei due unici ricordi che ho di quando ero piccola. L’altro è ancora più triste. E sì che da bambini ci si diverte una wifra, e poi guarda cosa rimane. Oggi penso che lui piangeva da quattro anni prima di me, solo che io non c’ero ancora. Se c’è una gara di infelicità la vince lui, perché ha iniziato a vedere le cose brutte un bel po’ prima di me. Allora al suo compleanno di qualche anno fa gli ho regalato del lego come quello. E lui ci ha fatto una navicella simile. Però si vede che ha perso un po’ la mano. Ha un cervello grande e ci stanno troppe cose, come nel mio. Ogni tanto spurga, e certe cose gli escono fuori. E si spera sempre che esca l’ex fidanzato o quel ricordo brutto, invece a lui è uscita la manualità col lego, per esempio. A me boh. Forse non avevo così tante cose da riempire tutto lo spazio. O forse è che quelle che escono sono uscite e basta, e non ti ricordi neanche più. E vivi con la sensazione che sapevi fare una cosa in più di adesso. Si ma cosa.] Ho battuto ogni record di tristezza frigorifica e ho dovuto farmi un hamburger per almeno nutrirmi. Era l’ultimo superstite del congelatore dopo l’estate. Ho mangiato solo quello, e ne pucciavo dei pezzi in uno sputo di maionese. Questa è la ricetta. Intanto pioveva di brutto, e contavo sette secondi tra il lampo e il tuono, e poi esultavo perché funzionava sempre. Basta crederci e avere pazienza. Non è detto che i sette secondi passino sempre con la stessa velocità. Devi capire tu quando è il momento di rallentare e quando di accelerare la conta. Sono brava in questo, devo dire. Sono brava a scandire il tempo in modo personalizzato. C’è una persona con cui sono particolarmente brava a farlo. I sette secondi, per lui, non ho ancora finito di contarli dalla sera che non aveva capito come mi chiamavo e gli ho detto non hai ascoltato, adesso non te lo dico. Lui ha sparato a caso. E io ho pensato cazzo, tra tutti i nomi femminili del mondo ha beccato quello giusto. Allora gli ho detto no hai sbagliato, mi chiamo Federica. Ma non ci ha creduto neanche per un secondo. Ho pensato merda, non è che ce l’ho scritto da qualche parte? Buon appetito a chi ha qualcosa di meglio di un hamburger da mangiare. |





