|

www.chiccodematteo.it
Io sono sempre stato appassionato di video. Che per me youtube è un po’ il chinino che è mancato a Fausto Coppi.
“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, sono quasi d’accordo.
Una delle cose più belle che mi puoi chiedere è: “Marco, mi leggi un libro?” perchè il vedo in cui credo io, è anche quel processo per cui tendiamo a rendere cosa un oggetto astratto, mi piace l’idea di poter essere il tuo cantastorie, la voce del video che ti fa play nella testa.
Dal mio punto di vista, il mondo della musica funziona bene quando una nota o la parola di un testo ti fanno vivere quella sensazione di protagonismo, che ti manca quando prendi la verde per andare al lavoro.
Tutte queste elocubrazioni da filosofia del liceo, le vorrei usare per cercare di capire perchè i testi delle canzoni di liscio sono così lordi.
In sostanza, la serata a ballare liscio è il preliminare per una notte di fuoco over 65 con pastiglione blu.
Perchè i vecchi non limonano più, hanno bisogno che qualcuno gli canti le cose che io spero di riuscire a fare e pensare per tutta la vita, tipo anche tenersi per mano. Ma siccome il 90% degli abitanti delle ormai ex feste dell’unità è scarico, ci dev’essere qualcuno che in modo più o meno velato, gli ricorda come si fa a vedere, a rendere cosa.
Il più bravo di tutti, il più aggressivo, quello che toglie il velo ai testi e ci mette le borchie è sicuramente Francesco Bignotti, aka Chicco de Matteo.
Il suo titolo più banale è “La sorella di figo”. Poi c’è la canzone dei figli del mito di Briatore, “33 galline” che in pratica è la storia di un gallo che non ci sta più dentro perchè sono tutte sue. “La signora del castello” è un pornoromanzo cantato dove la frase più carina è “cogli Enrico questo fiore, già bagnato con amore”. Poi c’è “Al distributore” dove le pompe non sono di benzina. Poi gioca anche d’attualità, in “Bella più che mai” si innamora di una bidonata “come un pazzo me ne ero innamorato, lo giuro sul mio nome quel che dico, lei di nome si chiamava Federico”. In “Doppi sensi” poi si lascia andare totalmente.
Ah c’è anche “Nel mar rosso”, ma ho paura ad ascoltarla.
|